“Il cuore del Made in Italy batte nei mercati globali: boom farmaceutico e agroalimentare”

Nel 2025, l’Italia si conferma tra i protagonisti del commercio internazionale, con settori chiave come farmaceutica, agroalimentare e trasporti a guidare la ripresa dell’export. Lo certificano i dati ISTAT relativi al primo trimestre dell’anno, che, nonostante una lieve contrazione registrata nel solo mese di marzo (-1% su febbraio), raccontano una dinamica espansiva del sistema produttivo italiano.

A trainare la performance complessiva sono i dati tendenziali: +5,8% l’export su base annua in valore, accompagnato da una crescita del 4,6% rispetto al trimestre precedente. Le importazioni, anch’esse in rialzo, confermano un ciclo economico in movimento, con una domanda interna più vivace.


I settori in volo: farmaceutica, alimentare, metalli e trasporti

In prima linea troviamo la chimico-farmaceutica, che registra un vero e proprio balzo: +59,8%. A seguire i mezzi di trasporto (esclusi gli autoveicoli) con +47,5%, i prodotti in metallo con +8,1% e l’agroalimentare, che cresce del +6,6% grazie soprattutto al segmento food&beverage.

In affanno, invece, comparti legati all’automotive (-8,8%), ai prodotti raffinati del petrolio (-38,3%) e ad alcuni beni di consumo ad alto contenuto simbolico come strumenti musicali, articoli sportivi e gioielli (-15,7%).

Nel dettaglio, i beni di consumo non durevoli – tipicamente associati al Made in Italy – crescono dell’1,7%, a fronte di un calo dei beni strumentali (-2,8%) e dei beni durevoli (-6,7%). Segnali contrastanti che riflettono le incertezze dei mercati globali, ma anche una resilienza strutturale nei comparti legati all’identità italiana.


Chi compra il Made in Italy? La mappa dei partner commerciali

Gli Stati Uniti si confermano il mercato estero più reattivo, con un +41,2% di crescita delle importazioni dall’Italia, seguiti dai Paesi OPEC (+25%) e dalla Francia (+4,2%).

In forte calo, invece, la Turchia (-30,1%) e la Cina (-8,3%). Da notare come la crescita statunitense sia trainata soprattutto dai settori farmaceutico e dei trasporti: al netto di questi, le esportazioni verso gli USA avrebbero segnato un decremento del 4,1%, segnale che invita a riflettere sulla dipendenza da settori ad alta specializzazione.


Chi sono le nuove protagoniste dell’export italiano?

Secondo una recente analisi del Centro Studi Guglielmo Tagliacarne, condotta con l’Università La Sapienza, esistono oltre 17.000 imprese italiane con un elevato potenziale esportativo, pur non essendo ancora pienamente attive sui mercati internazionali.

Queste si dividono in:

  • 5.601 aspiranti esportatrici: non hanno ancora varcato i confini, ma ne avrebbero tutte le carte in regola;

  • 11.427 esportatrici emergenti: hanno già avuto esperienze di export, anche se saltuarie, e mostrano un forte potenziale di crescita.

La quasi totalità (97,5%) è composta da microimprese con meno di 10 addetti, spesso artigiane, con una forte concentrazione nel commercio all’ingrosso, nel retail, nel settore auto e moto e nei prodotti alimentari.

A livello geografico, la Lombardia guida la classifica con oltre il 20% delle potenziali esportatrici, seguita da Veneto, Toscana ed Emilia-Romagna. Un Nord operativo, intraprendente e pronto a fare sistema.


Analisi finale: luci e ombre per un Made in Italy in trasformazione

Il primo trimestre del 2025 consegna un’immagine a due facce: da un lato un Made in Italy capace di eccellere nei settori ad alta intensità tecnologica e valore aggiunto (come la farmaceutica), dall’altro una dipendenza strutturale da pochi comparti chiave e mercati forti.

L’avanzo commerciale complessivo, seppur positivo (+7,8 miliardi), segna una riduzione rispetto allo stesso periodo del 2024 (+12,8 miliardi), a causa di un disavanzo energetico ancora significativo e di un lieve calo nei beni non energetici.

Tuttavia, l’aumento delle importazioni di beni di consumo durevoli e non durevoli (+8,5% e +11,4%) mostra una ripresa della domanda interna, e con essa la fiducia dei consumatori italiani.

Ma il dato più incoraggiante riguarda la mappa delle imprese potenzialmente esportatrici: un giacimento inesplorato di valore, creatività e competenze che, se accompagnato da strumenti finanziari e politiche di internazionalizzazione mirate, potrebbe raddoppiare nei prossimi anni il peso del Made in Italy nei mercati globali.

Il 2025 non sarà solo l’anno della farmaceutica o dell’agroalimentare. Sarà l’anno in cui, forse, l’Italia capirà che l’export non è solo una voce di bilancio, ma una missione sistemica per valorizzare il genio diffuso che ci abita.

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